Tax credit videogiochi: qualche consiglio da chi c’è passato

Il tax credit è un’agevolazione fiscale che permette a chi produce un videogioco di recuperare una parte dei costi sostenuti sotto forma di credito d’imposta. Sulla carta è un’opportunità importante; nella pratica è un percorso lungo e pieno di passaggi che le guide ufficiali descrivono ma non sempre spiegano davvero.

Ci sono passato gestendo il tax credit di un progetto che ho seguito in produzione. Quello che segue non è un vademecum — per quelli c’è il sito della DGCA, che mette a disposizione una serie di documenti utili — ma una raccolta di cose che avrei voluto sapere prima, e che ho imparato facendole.

Non è una domanda, è un doppio binario

La prima cosa da mettere in chiaro è che il tax credit non si richiede una volta sola. Ogni passaggio esiste in due versioni: una preventiva, che presenti a monte sulla base di ciò che prevedi di spendere, e una definitiva, che presenti a lavori conclusi sulla base di ciò che hai effettivamente speso. In mezzo c’è tutto lo sviluppo del gioco — cioè, spesso, anni.

Questo doppio binario è il concetto attorno a cui ruota tutto il resto. La difficoltà maggiore non è compilare la prima domanda: è far quadrare la seconda con la prima, a distanza di tempo.

Prima di tutto: l’anagrafica e la nazionalità

Prima ancora di pensare al tax credit vero e proprio, ci sono due passaggi propedeutici:

  1. L’anagrafica dell’opera — la scheda identificativa del videogioco. È il primo adempimento in assoluto, precede anche il riconoscimento di nazionalità.
  2. Il riconoscimento della nazionalità italiana dell’opera — un procedimento separato, ma è la premessa necessaria: senza, il tax credit non parte.

Anche questi due passaggi seguono la logica del doppio binario: esistono in versione preventiva e definitiva.

Nel corso della produzione possono accadere tante cose, ad esempio la composizione del team di sviluppo potrebbe subire cambiamenti rilevanti, e questo si riflette nelle variazioni e aggiunte che si dovranno riportare nei documenti definitivi.

La richiesta preventiva: mettere in chiaro i costi

Come per la partecipazione a un bando, servono due cose fin da subito: una certa dimestichezza con il burocratese e le idee chiare sui costi del progetto.

Sui costi vale la pena fermarsi, perché è qui che si gioca molto. In fase preventiva dichiari le spese che prevedi di sostenere. A questo stadio ottieni un riconoscimento di credito preventivo: il credito d’imposta ti viene riconosciuto sulla base delle previsioni, prima ancora di aver speso tutto.

Tutta la documentazione si carica tramite il portale DGCOL.

L’intervallo: archiviate tutto, vi servirà

Questo è il consiglio che do con più convinzione, perché è quello che si sottovaluta di più.

Tra la richiesta preventiva e quella definitiva passa molto tempo — quello dello sviluppo, più tutti i passaggi che portano alla release effettiva. Quando riprenderete in mano la pratica per la parte definitiva, non ricorderete i dettagli: quale documento avete caricato, con quali dati, seguendo quale procedura.

Per questo è fondamentale tenere archiviato in modo ordinato e chiaro tutto ciò che avete prodotto e ogni passaggio che avete seguito. Non è pignoleria: è la differenza tra chiudere la pratica in un pomeriggio e ricostruire da zero cosa avevate fatto due anni prima.

La richiesta definitiva: far quadrare i conti

A gioco uscito si presenta la parte definitiva, ed è qui che si concentrano i passaggi più insidiosi.

I materiali da produrre. Oltre alla documentazione, servono: – una chiave del gioco; – un video di gameplay in cui sia visibile la parte — verosimilmente i titoli iniziali — in cui compare il logo della DGCA. È un requisito facile da dimenticare e che non si può rimediare a posteriori senza rimettere mano al gioco, quindi va previsto per tempo. Va inoltre inviata una copia alla Cineteca Nazionale, e solo in formato fisico.

L’attestazione dei costi. Serve un’attestazione compilata e firmata da un commercialista o revisore contabile. Attenzione a un equivoco comune: questa figura attesta i costi, ma non gestisce la pratica — la gestione resta a voi (o a chi vi affianca). Non allegate fatture e ricevute alla rendicontazione, ma conservatele comunque: è buona norma averle a disposizione.

La discrepanza preventivo/consuntivo — il punto delicato. Quasi certamente ciò che avete effettivamente speso differirà da ciò che avevate previsto. Questa differenza va giustificata, ma con un’accortezza: evitate di modificare le allocazioni delle spese tra le voci, perché così rischiate di far saltare i parametri su cui si regge il riconoscimento. Sbagliare è più facile di quanto si possa pensare: ad esempio, all’interno di un team capita spesso che una stessa persona ricopra più ruoli, ma quei ruoli nei documenti per il tax credit non sono intercambiabili: un game designer che svolga anche il ruolo di technical designer non può apparire nel primo ruolo nella documentazione preventiva e nel secondo ruolo in quella definitiva, perché le due figure sono considerate in ambiti diversi e ad ogni ambito è riconoscibile solo una certa percentuale del credito complessivo.

C’è però una buona notizia: se avete speso più del preventivato, le spese aggiuntive possono essere riconosciute e rientrare nel tax credit, nei limiti dei fondi messi a disposizione.

In sintesi

Il tax credit è uno strumento prezioso, ma non è un modulo da compilare in un pomeriggio: è un percorso lungo, a doppio binario, dove la parte difficile arriva alla fine — far quadrare il consuntivo con quanto avevi previsto anni prima. Le tre cose che, se dovessi riassumere, mi sento di dire a chi sta per iniziare: tieni chiari i costi fin da subito, archivia tutto in modo ordinato perché il tempo che passa gioca contro la memoria, e non spostare le voci di spesa per far tornare i conti a consuntivo.

Il resto lo si impara facendolo — o parlando con chi l’ha già fatto. Se stai valutando un tax credit per il tuo progetto e vuoi confrontarti con qualcuno che c’è passato, ne possiamo parlare.